Teoria Musicale I – Introduzione base alla musica: il Suono, il Rigo, le Chiavi.

Dunque, come primo articolo di questa serie, ho deciso di introdurre le basi di quella che chiamiamo Musica. Ma come definiamo la Musica? Beh, per ognuno di voi che siete qui avrà un significato diverso: E’ si, certo, una forma d’arte come molte altre ma risulta molto più difficile ritrarne una precisa forma. A parere mio, è proprio questo il bello: Nella sua astrattezza è capace di rievocare, in mente all’ascoltatore, delle sensazioni profonde attraverso una successione di note che spazia fra infinite possibilità.

Il Suono

Beh, non potrebbe esistere alcun tipo di musica se non esistesse il suono che, di fatto, è l’unica collegamento che abbiamo con essa. Quindi, come sin dalle scuole elementari ci hanno insegnato, descriviamo le principali caratteristiche del suono:

  1. Altezza
  2. Intensità
  3. Timbro

1. Altezza

Una delle prime differenze di cui ci accorgiamo ascoltando due suoni genericamente diversi è che uno dei due risulta essere più acuto e l’altro, viceversa, più grave: Questo è la caratteristica del suono che chiamiamo “Altezza”. Se consideriamo una Corda, questa caratteristica è legata alla “Frequenza” (numero di oscillazioni in un certo periodo di tempo) di oscillazione della stessa. Chiaramente, maggiore sarà la frequenza di oscillazione generata dalla corda, una volta pizzicata, tanto più acuto sarà il suono prodotto dalla stessa. Se pizzichiamo una corda dotata delle stesse caratteristiche della precedente ma di lunghezza dimezzata otteniamo una frequenza di oscillazione doppia. Se dimezziamo la lunghezza, ancora una volte, la frequenza raddoppia di nuovo e il suono risulta sempre più acuto.

2. Intensità

Con “intensità” del suono, a parità di “altezza”, si intende la forza con cui percepiamo quel suono. Su uno spartito non è raro trovare le varie diciture: Pianissimo (pp), Piano (p), Mezzo-piano (mp), Mezzo-forte (mf), Forte (f) e Fortissimo (ff).

L’ampiezza delle vibrazioni del corpo “percosso” (o “pizzicato” come la corda, secondo il nostro caso) è corrispondente all’intensità del suono. Immaginando la vibrazione come un’ onda, l’ampiezza rappresenta la variazione massima della grandezza in un’oscillazione periodica.

La risonanza e la distanza di ascolto dalla sorgente del suono contribuiscono a modificare questo fattore.

3. Timbro

Il “Timbro” è la caratteristica del suono che ci permette di fare distinzione fra i vari strumenti: In sostanza è come se fosse la voce caratteristica di uno strumento.

Il timbro pende anche il nome di “Colore” del suono. E’ quasi poetico se si pensa che esso è strettamente legato non ad Intensità o ad Altezza del suono, bensì dalla forma e dai materiali componenti lo strumento stesso. Esso è anche dipendente da fenomeni armonici che si presentano a causa dell’ambiente circostante. L’ambiente, in sostanza suona insieme allo strumento.

Le Note

Abbiamo parlato delle caratteristiche del suono ed ora è giunto il momento di parlare riguardo a cosa prende forma partendo dalla loro combinazione: Le Note.

Per trascrivere la musica sul pentagramma facciamo ricorso ad un insieme di simboli, per la precisione 7, che prendono il nome, appunto, di “Note”.

L’immagine qui a destra riporta i nomi delle 7 Note. Si nota come esse (in ordine, prendono il nome di “Grado”: 1° – 8°) possano ripetersi successivamente dando origine alla “Scala Musicale” che termina con la nota iniziale ma in posizione più Acuta (8a sopra) o più Grave (8a sotto).

Come si può vedere, sempre nell’immagine sopra riportata, una “Scala Musicale” può svilupparsi in modo “Ascendente” o “Discendente”.

La Combinazione e il susseguirsi di queste Note (In toni più gravi o più acuti) dà origine al “Discorso Musicale“.

Il Rigo

Chiaramente, le note si scrivono sul “Rigo” (staff) musicale (o “Pentagramma” ) costituito da 5 linee orizzontali e parallele (Appunto: “Pente” = Cinque e “Gramma” = Linea, dal Greco).

Cominciamo a “contare” le linee e gli spazi (4 interposti fra le linee) presenti sul pentagramma a partire dal basso.

Il Pentagramma può essere rappresentato come “Semplice”, “Doppio”, “Triplo” o ” Multiplo” a seconda dell’utilizzo che se ne fa:

Il Pentagramma “Semplice” viene utilizzato per la rappresentazione di spartiti vocali o di strumenti limitati in estensione fonica (ne sono un esempio gli Archi e i Fiati.

Il Pentagramma “Doppio” viene utilizzato da strumenti come il Pianoforte o l’Arpa, strumenti che possono abbracciare una gamma fonica ben più vasta di quelli nominati sopra. E’ caratterizzato dalla presenza di due righi musicali uniti, generalmente, da una graffa.

Il Pentagramma “Triplo” viene utilizzato per le musiche d’Organo e rappresenta le due tastiere dello strumento in aggiunta di un terzo rigo musicale utilizzato per la scrittura della parte relativa alla pedaliera . Mentre: un pentagramma “Multiplo” viene utilizzato per la musica d’Orchestra o di complessi strumentali.

L’aspetto assunto da un Pentagramma Triplo è quello indicato a sinistra.

Chiaramente, invece, l’esempio mostrato quì a destra per comprendere l’aspetto di un Pentagramma Multiplo non è universale: Lo stile ed il numero dei righi musicali cambia in base al tipo e al numero di strumenti presenti nel complesso.

Nell’esempio qui di fianco, per esempio, notiamo la presenza di due pentagrammi doppi relativi a due pianoforti ed altri due pentagrammi semplici che, a questo punto potrebbero rappresentare una moltitudine diversa di strumenti. Notiamo, però, che anche i primi due righi musicali, benché pentagrammi SEMPLICI sono uniti. Quel segno si utilizza per identificare dei gruppi orchestrali o per collegare insieme le parti di più strumenti simili.

Al semplice pentagramma, poi, c’è la possibilità di aggiungere delle “estensioni” che prendono il nome di “tagli addizionali” (Ledger o Leger lines).

Questi “tagli addizionali” (ledger) si usano ogni qual volta si sente la necessità di scrivere una notà particolarmente acuta o grave tale per cui le linee (o gli spazi) del pentagramma non sono sufficienti.

Quando in uno spartito sono presenti numerosi tagli addizionali, è possibile Utilizzare la notazione 8a Sopra (quando applicata al rigo musicale superiormente) o 8a Sotto (quando applicata Inferiormente).

Le Chiavi (Clefs)

Ora che abbiamo chiarito i diversi aspetti del pentagramma e che le note si scrivono su di esso in posizioni ben definite, rimane da definire un punto di riferimento che ci aiuti a definirne la corrispondente altezza, per l’appunto: Le Chiavi.

Convenzionalmente, le Chiavi, sono 3 e prendono il nome di: Chiave di Do (C Clef), Chiave di Fa (F Clef) e Chiave di Sol (G Clef).

La Chiave di Do (C Clef).

Nel doppio pentagramma vi è una nota che possiede la caratteristica di essere comune a tutte le voci e a tutti gli strumenti: Il Do centrale .

La Chiave di Basso fissa la posizione del Do centrale. Essa, infatti, viene posta al centro dei due pentagrammi. Prende forma l’Endecalineo (10 linee + 1 su cui si fissa il Do centrale).

Successivamente vengono introdotte le Chiavi di “Sol” e di “Fa”.

Le tre chiavi insieme.

La Chiave di Sol (G Clef) o di Violino.

Essa fissa la posizione della nota “Sol” (G) sul pentagramma semplice, esattamente sulla seconda linea dello stesso (il Sol è anche la 5a nota ascendente dal Do centrale). Viene detta anche di “Violino” perché viene utilizzata per la scrittura di musica da violino (o per la scrittura di parti vocali più acute).

La Chiave di Fa (F Clef) o di Basso.

La Chiave di Fa (F Clef) ha il compito di fissare la posizione della nota “Fa” (F) sul quarta linea del pentagramma semplice (il Fa è anche la 5a nota discendente dal Do centrale). La Chiave di Fa (F Clef) viene detta anche di “Basso”. Prende il nome dal fatto che viene utilizzata per la scrittura musicale di musica caratterizzata da un registro più grave (come il Basso).

L’Unione di queste Chiavi musicali ci da l’estensione completa della tastiera di un pianoforte.

Completa estensione della tastiera di un Pianoforte.

Il Setticlavio

Dato che ogni gruppo di note fa parte di un’estensione di suoni più o meno gravi (o acuti) di cui ogni voce è caratteristica.

E’ possibile sistemare sul pentagramma la maggior parte delle note facenti parte di uno di questi set, in base alla gravità della voce di cui si necessita scriverne la partitura, spostando le Chiavi (Clefs) su una od altre posizioni. Possiamo ottenere, così, il Setticlavio.

 Teoria musicale 2