Teoria Musicale III – Ritmo, Sincope, Contrattempo.

Giunti al terzo capitolo di questa serie, siamo obbligati a parlare in modo più approfondito della ritmica di un brano, occorre spiegare alcune differenze di base per capire al meglio il significato che si cela dietro una certa scrittura su pentagramma. Non avrebbe senso studiare uno spartito senza capirne a fondo i segreti, ogni cosa ha un senso e, se in futuro i lettori di questo articolo vorranno cimentarsi nella scrittura di un proprio brano, beh… avranno necessità di considerare anche i più piccoli particolari se vorranno che i loro spartiti siano capibili anche dagli altri musicisti.

Il Ritmo

Quando parliamo di ritmo ci riferiamo a un movimento che si ripete identicamente in tempo e velocità di esecuzione. Un movimento così definito viene detto “Isòcrono” (che, per l’appunto, significa stesso tempo). Trovandosi dinanzi un movimento che, invece, si ripete irregolarmente, viene detto “Aritmico”.

Il ritmo appare fondamentale, in quanto la musica stessa segue le leggi del ritmo. Un movimento “musicale” non è altro che una successione Ritmica (eccetto in alcuni casi, come vedremo dopo) di accenti forti e deboli.

Il Tempo

Come visto nel precedente articolo: Un brano musicale viene scritto sul pentagramma, a sua volta diviso in battute (o misure). Abbiamo anche detto che per un tempo ritmicamente suddiviso in 4/4, la somma dei valori delle figure deve raggiungere, per l’appunto, i 4/4. Non abbiamo, però, chiarito il modo in cui questo tempo viene espresso.

Osserviamo la figura successiva:

Esempio di espressione della durata ritmica di una battuta.

Possiamo notare le indicazioni poste prima della scrittura di eventuali figure musicali o pause, subito dopo la Chiave di Violino (G Clef). In questo esempio si può notare un numero, indicante la durata della battuta e rappresentante il numero di tempi contenuti nella battuta, insieme ad una nota (o figura musicale) che rappresenta la durata di ognuno di questi tempi. In questo caso, il tempo di 1/4 può essere ripetuto per 4 volte o si possono sommare un numero diverso di valori (figure musicali, note) o pause (figure di silenzio) tali da raggiungere lo stesso valore indicato prima della battuta: 4/4.

Per lo studio del tempo di un brano si utilizzano movimenti regolari e successivi della mano destra che prendono il nome di movimenti in Battere (movimenti verticali dall’alto verso il basso) o in Levare (movimenti verticali dal basso verso l’alto o movimenti laterali). Chiaramente si prende come riferimento il valore di 1/4 che corrisponde ad un movimento in Battere seguito da un movimento in Levare così, ad esempio, prendendo l’esempio di prima (la suddivisione ritmica in 4/4), 1/4 si misura con un movimento in Battere, 2/4 si misura con un movimento in Battere ed uno in Levare, 3/4 viene misurato con due movimenti in Battere ed uno in Levare e via dicendo…

Un appunto sugli accenti

Una battuta è ritmicamente divisa in varietà di accenti forti e deboli, la suddivisione principale è in “accenti principali” (forti, deboli e mezzoforti) e in “accenti secondari” (che sono tutti gli accenti ricadenti fra gli accenti principali). Nelle figure mostrate qui in basso:

Nell’ esempio qui di fianco notiamo che i tempi indicati sono sempre composti da movimenti (tempi) divisibili in due parti. Il movimento in Battere cade sempre all’inizio del 1/4 mentre nella metà dello stesso cade il movimento in Levare. Tempi di questo tipo vengono detti “Semplici”.

Sempre in questo esempio notiamo, prima di tutto, che gli accenti principali [F], [D] e [MF] cadono sempre sulla prima parte del tempo. Fra questi accenti principali, poi, cadono gli accenti secondari [d]. In secondo luogo, che gli accenti forti [F] e mezzoforti [MF] si alternano agli accenti deboli [D]. I tempi semplici vengono anche detti “binari”. Da notare, inoltre che, per il tempo 3/4 si susseguono due accenti deboli di fila.

Invece, in quest’altro esempio, possiamo notare che ogni tempo è divisibile in tre parti. In questo caso il movimento in Battere è seguito da due successivi movimenti in Levare. In questo caso ci troviamo di fronte ad alcuni esempi di tempi “Composti”.

Nella seconda figura notiamo che, come per la prima, gli accenti principali cadono all’inizio del tempo ma, ecco la differenza, gli accenti secondari che ricadono nel mezzo sono ben due di seguito. La stessa considerazione vale anche per l’alternarsi di tempi forti [F], [MF] agli accenti deboli [D]. Anche da questo si nota che i tempi composti sono “ternari”.

Bisogna prestare attenzione al tempo indicato all’inizio: i tempi 2/2 e 4/4, per esempio, sembrano uguali ma, in verità, non lo sono affatto. Il numero a numeratore (sopra la linea di frazione) indica il numero di tempi presenti nella battuta mentre il numero a denominatore (sotto la linea di frazione) indica la durata di un tempo. In caso di tempi composti, che come detto sono ternari, il numeratore indica il numero di suddivisioni: nel caso del tempo composto 6/8, infatti, mi trovo davanti a 6 divisioni, ma soli due tempi (composti da 3 divisioni ognuno).

Tempi Semplici e relativi Composti

Una nota al riguardo andrebbe spesa: Per passare da un tempo semplice al relativo composto basta effettuare un semplice prodotto:

Passaggio da tempo semplice al relativo composto.

E viceversa:

Passaggio da tempo composto al relativo semplice.

Occorre anche sottolineare l’evidente somiglianza fra tempi semplici e relativi composti qui in figura riportati sulla stessa riga. Prendendo un tempo semplice qualsiasi ed il suo relativo composto notiamo subito che essi avranno gli stessi accenti ritmici( in particolare, per entrambi, gli accenti principali sono posti nello stesso punto del movimento) e che saranno composti dallo stesso numero di movimenti (o tempi). Ma allora, la differenza dove si trova? Semplicemente, se semplice si può definire, nella suddivisione ritmica: si deve prestare attenzione, come detto prima, alla suddivisione binaria e ternaria rispettivamente per i tempi semplici e composti.

Esistono altri tempi oltre al binario e al ternario. Questi sono trattati insieme ai movimenti di battuta dei vari tempi in questo articolo <– aggiungere link

Sincope e Contrattempo

Come detto prima, alla base della musica vi è il Ritmo: una successione regolare di accenti forti e deboli. Abbiamo anche accennato al fatto che, in alcuni casi, il susseguirsi ritmico di questi accenti venga (volontariamente, sia chiaro) modificato spostandoli dalla loro successione naturale.

I metodi per mezzo dei quali avviene questo spostamento degli accenti sono due:

  • Sincope
  • Contrattempo

La Sincope

Si parla di Sincope quando lo spostamento degli accenti è causato dal fatto che il suono, invece di cominciare sul tempo forte, bensì sul tempo debole della battuta prolungandosi fino al successivo tempo forte.

Un esempio di Sincope è visibile nella seguente immagine:

Occorre prestare attenzione all’accento che viene indicato proprio per far notare la caduta sul tempo debole. Infatti, in una ritmica 2/4, il secondo 1/4 è un movimento debole.

Si può distinguere la Sincope in due tipi: Regolare ed Irregolare ( entrambi mostrati qui sotto).

Nel primo caso, si definisce Sincope Regolare una sincope ottenuta mediante la composizione di due note di eguale durata, due stessi valori (ad esempio due valori di 1/4).

Si definisce, invece, Sincope Irregolare una sincope composta da valori diversi (Ad esempio: 1/4 ed 1/8).

Una particolarità è costituita dai tempi composti: La Sincope viene detta Regolare anche quando composta da valori diversi.

Il Contrattempo

Come per la Sincope, anche il Contrattempo produce uno spostamento degli accenti. La differenza è che, il suono, non viene prolungato fino al successivo tempo forte ma viene troncato da una figura di silenzio (pausa).

In ordine dall’alto: esempi di Contrattempo in caso di tempi semplici e di tempi composti.

Ictus musicale

In musica viene definito “Ictus” il primo accento forte della battuta. La posizione dell’Ictus musicale determina un diverso slancio ritmico. In base all’Ictus iniziale si può distinguere il ritmo musicale in tre diverse classi:

  • Ritmo Tetico
  • Ritmo Anacrusico
  • Ritmo Acefalo

Qui sotto spieghiamo meglio le particolarità di queste tre classi.

Ritmo Tetico

Il ritmo Tetico si presenta ogni qual volta il primo suono della frase musicale si presenta in battere, sul primo tempo forte della battuta.

Ritmo Anacrusico

Il ritmo Anacrusico, si presenta quando la frase musicale comincia in levare. Ad esempio, quando vi è una o più note che precedono il tempo forte della battuta e, quindi, precedono il movimento in battere.

Ritmo Acefalo

Il ritmo Acefalo, invece, si presenta quando il primo accento forte e, dunque, l’origine della frase musicale cadono su una pausa (o figura di silenzio)

Curiosamente il ritmo Acefalo viene anche detto “ritmo Tetico decapitato” per via della somiglianza grafica fra i due.

Infine, i ritmi finali che generalmente chiudono un brano, possono essere suddivisi in due classi:

  • Ritmi Tronchi -> quando la frase musicale finisce in battere, sul tempo forte.
  • Ritmi Piani -> quando l’ultima nota della frase musicale cade in levare, sul tempo debole.